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I materiali di costruzione di nuova concezione integrano le celle fotovoltaiche nella loro struttura consentendo una produzione di energia che altrimenti andrebbe perduta!

Una delle riserve più grandi nell'acquistare un impianto fotovoltaico, al di là del costo economico che comporta, riguarda l'effetto estetico che esso produce sul prospetto dell'edificio.

Cosa succederebbe, però, se si riuscisse a rendere il fotovoltaico perfettamente integrato nella struttura edilizia al punto da non accorgersi nemmeno della sua presenza?

Questa domanda ha trovato una risposta recente nel mercato, che si sta adoperando nella realizzazione di componenti edilizi con celle fotovoltaiche completamente integrate nella loro struttura. È il caso dell'americana Tesla o della connazionale azienda vicentina Dyaqua.

 

Poco tempo fa, grazie anche ad una campagna di crowdfounding, l'azienda vicentina Dyaqua ha realizzato dei nuovi dispositivi: i coppi fotovoltaici, e sta lavorando attualmente alla realizzazione di altri componenti edilizi: la tegola piana in ardesia, il massello in cemento, l'asse di legno, la terracotta. 

Ciò che accomuna questi oggetti è l'intento di rendere invisibile il fotovoltaico posizionando le celle solari sotto una superficie che riproduca realisticamente il componente da mimetizzare ma che sia trasparente ai soli raggi solari. La superficie obbedisce ad alcuni requisiti specifici di:

  • integrazione con il resto dell'edificio;
  • resistenza, chimica, meccanica e termica;
  • sostenibilità ambientale. 

L' Invisible solarcosì si chiama il prodotto, costituisce un'importante soluzione per chi vuole integrare il fotovoltaico nelle abitazioni del centro storico, zone sempre delicate dal punto di vista dell'acquisizione di impianti ad energia rinnovabile a causa dei vincoli architettonici e paesaggistici.

Grazie a questi dispositivi la casa vicentina mira anche a incoraggiare il riutilizzo dei vecchi edifici dei centri storici, mettendoli al passo con le nuove costruzioni a contenuto tecnico decisamente più elevato. Riutilizzare l'esistente, migliorarlo, metterlo al passo coi tempi, può significare anche contrastare la tendenza alla realizzazione di sempre nuove costruzioni.

C'è già abbastanza cemento in giro, e un numero crescente di case inutilizzate. Questa soluzione può aiutare a contrastare questa tendenza. Quindi, perché no?

Inoltre, i vecchi edifici spesso presentano delle caratteristiche costruttive migliori di quelli più recenti dal punto di vista termico. In un palazzo d'epoca si soffre meno il freddo e il caldo, per intenderci. Ciò dipende dal fatto che il palazzo d'epoca spesso ha un involucro edilizio dalle mura più spesse, cosa questa che aumenta l'inerzia termica dell'edificio, e quindi una minore tendenza a riscaldarsi o raffreddarsi in funzione delle condizioni climatiche esterne.

La difficoltà a conseguire una elevata prestazione energetica con gli edifici storici, fino ad ora, è dipesa dalla mancata integrazione dei moderni sistemi di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. L'Invisible solar può essere una soluzione.

Difatti, una volta che si sia riusciti ad efficientare energeticamente gli edifici storici con infissi e pareti dalle prestazioni termiche di qualità elevata, renderli anche attivi nella produzione di energia può essere il passo fondamentale che consente a queste costruzioni di raggiungere le classi più alte nella prestazione energetica, fattore cui il mercato immobiliare è sempre più sensibile.

Questi tipi di materiali edili, in definitiva, possono contribuire a migliorare l'efficienza energetica e a raggiungere risultati di qualità, venendo incontro anche alle esigenze di chi fino adesso ha temporeggiato nella realizzazione di un impianto fotovoltaico per ragioni estetiche e per vincoli architettonici, come quelli presenti nei centri storici.

Il fotovoltaico invisibile e perfettamente integrato è una nuova opportunità, in linea con l'esigenza attuale di una conversione, quanto più rapida possibile, verso una società al 100% rinnovabile.

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