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riforestazione urbanaUsiamo l’immaginazione... Cerchiamo di figurarci cosa significherebbe mettere in pratica la riforestazione in maniera capillare nelle nostre città.

 

Cerchiamo di immaginare le nostre strade costellate di alberi, siepi, cespugli di piante odorose, officinali, decorative, infiorescenze, e ancora edifici rivestiti da rampicanti verdi, terrazzi ricoperti da giardini lussureggianti…

 

Forse è qualcosa che l’umanità ha già visto parecchio tempo fa, quando una delle Sette Meraviglie erano i Giardini Pensili di Babilonia...

 

Okay, abbiamo fatto un salto indietro, verso qualcosa di cui si conserva solo la memoria nel tempo del mito, ma adesso possiamo fare un salto in avanti verso il futuro che stiamo costruendo.

  

Ed ecco che compaiono gli edifici nati dalla creatività degli attuali architetti che immaginano realtà a misura d’uomo in cui il verde non solo è integrato ma fa serenamente parte del contesto abitativo e della fruizione sociale degli spazi.

 

Questo è l’obiettivo cui tendere.

 

E adesso? Cosa significa adesso mettere subito in atto la riforestazione urbana? Quale valore può assumere nelle nostre città sovraccariche di smog, infestate dall’anidride solforosa e dagli NOx dei tubi di scappamento di macchine e dei comignoli delle nostre caldaie?

 

Può fare una bella differenza. Enorme. Può significare rendere nuovamente vivibili le città. 

 

Riconsegnandole al ruolo che queste avevano in origine: promuovere ed enfatizzare il potenziale evolutivo dell’uomo. Le grandi città sono i punti nevralgici dell’umanità, sono luoghi dove nascono le migliori idee, dove avvengono le più grosse intuizioni, dove si schierano gruppi di ricerca, finanziari, sociali, economici, e premono sull’acceleratore dell’evoluzione umana attraverso lo sviluppo di nuove idee.

 

palazzo verdeE adesso, queste città stanno decidendo di cambiare aspetto, vogliono conservare il loro potenziale aggregativo, ma vogliono farlo tornando ad assomigliare ai boschi, a quei luoghi che sono stati le culle dei primi gruppi umani.

 

Adesso il fuoco attorno cui ci si raccontava le storie è diventato il teatro, il cerchio dove si decideva come gestire la vita della comunità è diventato il consiglio comunale, lo sciamano guaritore si è trasformato in medico, e così via… cambiano le forme nel tempo, ma i bisogni sono sempre gli stessi.

 

E quel bisogno ancestrale di contatto con la Madre Terra, adesso, si sta trasformando in tetti e facciate verdi, sta prendendo la forma della riforestazione urbana, ed è emozionante pensare a quanto ci sia costato nel tempo questo distacco. Quanto sia costato il degrado urbano delle periferie in termini di delinquenza, criminalità, emarginazione.

 

D’altra parte, non abbiamo bisogno di grandi università o studi di centri di ricerca, per capire che vivere tra spazzatura e cemento non può produrre effetti positivi sulla psiche dell’uomo, e va ricordato che il significato di psiche affonda le sue radici nel greco antico e significa anima.

 

L’anima privata del verde soffre. Si aliena. Si snatura.

 

La riforestazione urbana significa restituire qualcosa all’Uomo, e alla Terra, e ne abbiamo un bisogno etico prima che climatico. Perché naturalmente c’è anche un bisogno climatico. Infatti, rigenerare il verde nelle nostre città significa una moltitudine di cose.

 

Significa ridurre drasticamente la presenza di gas serra. Le città, da sole, contribuiscono alla produzione dei 2/3 dell’anidride carbonica immessa dall’uomo in atmosfera in tutto il pianeta. I boschi e le foreste ne assorbono, da soli, il 40%.

 

Portare i boschi e le foreste nelle città significa affrontare il problema di petto, in maniera diretta. Gli alberi sono fatti per mangiare anidride carbonica, e se gliene si dà in abbondanza, è molto probabile che ne mangino di più (come spiegato nello scorso articolo).

 

riforestazione urbana periferieUn altro effetto della riforestazione urbana significa creare un microclima più stabile in tutta la città. Significa non schiattare di caldo ad agosto, con i condizionatori “a palla” nei negozi e nei centri commerciali per affrontare l’emergenza.

 

C’è più fresco, perché gli alberi fanno ombra e rilasciano umidità nell’aria. Non è necessario vivere in quell’inferno di cemento e asfalto, senza tregua fino a sera o notte inoltrata.

 

E in inverno, e in autunno?

 

Nella stagione delle piogge le piante assorbono le acque meteoriche, senza provocare devastanti alluvioni e allagamenti, senza rischiare collassi idrogeologici dovuti alla scarsa resilienza del terreno.

 

La riforestazione urbana può viaggiare in tandem con la rivoluzione della mobilità elettrica, con la preferenza delle biciclette, alle autovetture o ai motorini, e con la preferenza dei veicoli elettrici rispetto a quelli a combustibile.

 

L’arredo urbano si può integrare al verde, si possono creare delle nuove soluzioni per fare sì che i vasi delle piante fungano da delimitazione delle strade e degli spazi, le panchine verdi possono far nascere spazi di condivisione, di socialità e di scambio.

 

Possiamo creare luoghi verdi dove fare giocare i bambini, fare chiacchierare gli adulti e gli anziani, restituire una dimensione umana ad una società che soffre il male della frammentazione e dell’assenza di comunicazione.

 

La trasformazione che richiede la riforestazione urbana può significare coinvolgere i singoli cittadini in delle iniziative collettive, in modo che ciascuno contribuisca a creare un valore condiviso, in modo che i nuovi boschi che nascono siano ritenuti un bene di tutti, in modo che ciascuno possa dire di aver piantato il suo albero, di averlo visto crescere.

 

Questo genera un legame, tra chi vive il luogo e il luogo stesso.

 

riqualificazione urbana

Anche il fenomeno della microcriminalità potrebbe essere ridimensionato grazie al verde urbano. 

 

Perché un ambiente più bello, più a misura d'uomo, può servire come rimedio allo squallore dei casermoni in cemento e asfalto che attualmente costituiscono il tessuto urbano delle periferie.

 

Se i ragazzi hanno un parco dove allenarsi, dove fare sport, dove vengono svolte iniziative di partecipazione sociale, hanno degli ottimi motivi per non farsi irretire dalle sirene della illegalità. 

 

E allora la riforestazione urbana è uno strumento necessario di riscatto delle periferie. Un mondo più verde è un mondo più onesto, è un mondo migliore. E occorre la determinazione e la saggezza da parte della classe politica di crearlo.