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DesertificazioneA volte le soluzioni più semplici sono quelle cui di solito non si pensa. Come saprai, l’anidride carbonica viene assorbita naturalmente dagli alberi perché viene impiegata per le loro funzioni vitali e per la loro crescita. 

 

Questo significa che se nell’atmosfera terrestre l’eccesso di anidride carbonica produce gli sconvolgimenti climatici cui tutti noi stiamo assistendo, una soluzione semplice, e a portata di mano, sarebbe incrementare la superficie delle foreste sul nostro Pianeta, per poterla agevolmente riassorbire!

 

 

Gli ultimi decenni, sfortunatamente, sono stati impiegati per lo scopo opposto: cioè per la sistematica distruzione delle foreste in vista di benefici legati all’industria del legname, e di tutti i suoi sottoprodotti, e per lasciare il posto ai pascoli che poi regolarmente hanno portato alla desertificazione di quegli stessi terreni.

 

L’ultima questione riguardante la deforestazione che ha attirato l’attenzione negli ultimi anni è stata legata all’utilizzo di ampie porzioni di territorio occupato da foreste per lasciare spazio alle piantagioni adatte a produrre l’olio di palma, oggetto di innumerevoli contestazioni oltre che di condanna commerciale.

 

 

Ad ogni modo, forse qualcosa sta cominciando a cambiare, e sta cominciando a ritagliarsi uno spazio sempre più consistente una nuova parola, che potrebbe essere davvero la nostra svolta: riforestazione.

 

 

Uno studio realizzato da Nature Conservancy afferma che la protezione delle torbiere, il miglioramento della gestione dei suoli e delle praterie, potrebbero consentire di coprire il 37% degli sforzi necessari entro il 2030 per raggiungere gli obiettivi della COP 21 di Parigi (cioè contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C).

 

Inoltre, rinverdire il pianeta potrebbe avere come effetto quello di compensare la combustione del petrolio in tutto il mondo. Le foreste infatti possono essere considerati dei veri e propri serbatoi naturali di gas serra.

 

 

Mentre le foreste crescono, la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera diminuisce, mi segui?

 

 

Si parla di come una migliore gestione della natura potrebbe evitare fino a 11,3 miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica l’anno entro il 2030.

 

 

L’impatto della riforestazione sarebbe paragonabile alla rimozione di 650 milioni di autovetture all’anno, ed evitare ulteriori deforestazioni porterebbe un beneficio simile al tenere spenti 620 milioni di veicoli.

 

 

amazzonia riforestazione

Secondo Conservation International basterebbe fermare la deforestazione per consentire alle foreste esistenti di assorbire fino al 37% delle nostre emissioni di CO2 annuali.

 

Tanto per dare un’idea di come la natura si stia adattando alla nuova concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, può essere interessante parlare di uno studio pubblicato su Nature, che riporta di come il tasso di crescita dei gas serra nell’atmosfera tra il 2002 e il 2014 ha rafforzato il processo di fotosintesi che normalmente regola la crescita delle piante.

 

Insomma, per un certo periodo le piante hanno assorbito più gas serra, più di quanto normalmente sarebbe stato loro possibile, e hanno rallentato la crescita dell’anidride carbonica in atmosfera fino al 2,2% nell’arco di dodici anni.

 

 

Non è azzardato dire che le piante sono cresciute più in fretta perché l’aria era più ricca di anidride carbonica. Adesso sembra che questo effetto, in forza anche della modificazione delle temperature si sia rallentato.

 

 

Quindi, anche se la Natura ci è venuta incontro, a modo suo, ora sta a noi rimboccarci le maniche e ricominciare a piantare alberi. Fortunatamente, all’occorrenza noi uomini sappiamo anche darci da fare, e di necessità virtù, troviamo nuove soluzioni ai problemi che noi stessi generiamo. In un futuro articolo ti racconterò di alcune azioni emblematiche messe in atto nel mondo in tema di riforestazione.

 

Ma adesso ti voglio raccontare di tre buone idee che hanno attirato la mia attenzione e che mi sono sembrate molto appropriate per raggiungere l’obiettivo della riforestazione globaleParlare di un’idea contribuisce ad accrescerla e diffonderla e questo è ciò che vogliamo fare adesso.

 

 

   3 BUONE IDEE PER LA RIFORESTAZIONE GLOBALE    

 

 

#1 Droni per piantare alberi artificialmente

 

 

drone e riforestazioneUna start up britannica, la Biocarbon Engineering, ha proposto di usare i droni per seminare alberi. In pratica, si tratta di far volare i droni al di sopra delle aree di interesse, a 2-3 metri da terra. Si procede prima con l’osservazione del terreno e del suolo, per verificarne l’idoneità, quindi si prosegue con la semina vera e propria, lasciando cadere i semi avvolti da un materiale biodegradabile capace di proteggerli e di nutrirli. 

 

 

Secondo i ricercatori, la tecnica sarebbe più veloce dei metodi tradizionali (fino a 10 volte più veloce), meno costoso (fino al 15% del totale), ma anche più efficace. 

 

 

Il potenziale d’azione impiegando una flotta di droni sarebbe di arrivare a seminare fino a 100.000 alberi al giorno, numeri impossibili da raggiungere solo con mezzi ordinari.

 

 

Adoperare droni per la semina degli alberi risolverebbe il problema del raggiungimento delle zone più impervie o meno accessibili del Pianeta, e chissà che questo sistema di inseminazione non possa accompagnarsi ad una tecnica estremamente interessante proposta da Conservation International, in Brasile. Questa tecnica sarà adoperata nella foresta pluviale Amazzonica, e si basa su uno dei principi cardine dell’evoluzione: la selezione naturale.

 

 

#2 La muvuca: riforestare con la selezione naturale.

 

 

muvuca riforestazioneUn progetto che sta prendendo forma nella foresta pluviale amazzonica prevede di utilizzare un sistema innovativo per seminare nuovi alberi: la muvuca. Muvuca, in portoghese, significa “tante persone in un posto molto piccolo”. 

 

La tecnica si basa sulla semina di più di 200 specie forestali native su ogni metro quadrato di terra bruciata e abbandonata.

  

Naturalmente, solo alcuni di questi semi sopravvivranno, ma grazie alla selezione naturale si realizza quella che gli indigeni chiamano “magia muvuca”. Cioè, dopo la germinazione iniziale di diversi semi, questi dovranno lottare tra loro per i nutrienti e per la luce del sole, e solo i più forti diventeranno infine grandi alberi.

 

L’organizzazione Food, Agricolture and Biodiversity International, ha verificato che oltre il 90% delle specie di alberi nativi piantati con questa strategia germinano e sono particolarmente resistenti, in grado di sopravvivere alla siccità, fino a sei mesi senza irrigazione.

 

In condizioni normali, cioè senza lotta per la sopravvivenza, i risultati ottenuti con le normali tecniche di rimboschimento riportano una densità di alberi pari a circa 160 piante per ettaro, mentre con la muvuca si arriva a 2500 specie per ettaro. Dopo 10 anni, si possono raggiungere anche 5.000 alberi per ettaro.

 

 

Non stupisce come la foresta pluviale possa essere impenetrabile… le popolazioni locali hanno le idee molto chiare su come si proceda per garantire la massima diffusione delle specie!

 

 

#3 Il Cocoon, una ciambella contro la siccità

 

 

Un’azienda olandese, la Land Life Company, ha ideato un sistema per riforestare i territori colpiti da siccità e incendi: il cocoon, una ciambella incubatrice biodegradabile, in polpa di cartone.

 

La tecnologia si chiama “Plant and Forget” e consente la ricrescita degli alberi in zone aride e semi-aride.

 

Sostanzialmente il giovane albero trova dimora nel buco della ciambella, la quale viene riempita d’acqua e seppellita sotto terra. In questo modo l’alberello ha a sua disposizione una riserva d’acqua costante che lo aiuta ad affrontare l’aridità del clima e a rafforzarsi man mano che cresce.

 

Infatti, la quantità d’acqua richiesta dagli alberi grazie a questo sistema viene sensibilmente ridotta, e il tasso di sopravvivenza si alza fino all’80-95%, molto meglio rispetto al 10% tipico degli alberi piantati manualmente.

 

 

Il costo dell’albero piantato completo di cocoon sono maggiori, ma la sua sopravvivenza ed il risparmio idrico conseguito nel tempo giustifica i costi iniziali.Eliminando l’irrigazione quotidiana i cocoon stanno spingendo la riforestazione con l’appoggio dei Governi, delle ONG e delle aziende in 24 Paesi del Mondo.

 

I cocoon sono già stati utilizzati in Arabia Saudita, Kenya, Messico, California, zone che hanno subito nel tempo devastazioni legate ad incendi molto gravi.

 

 

La riforestazione quindi sta spingendo l’uomo ad affrontare questioni difficili da trattare: la crescita in territori aridi, la selezione naturale, il raggiungimento di zone impervie per seminare. Credo che vada riconosciuto come merito dell'Umanità il fatto di non esserci arresi di fronte ai nostri errori, e di avere comunque cercato di trovare il modo per rimediare ai danni che avevamo volontariamente, ma inconsapevolmente, causato.

 

 

C’è un grande movimento in giro per il Mondo in merito alla questione della riforestazione. Milioni di uomini e donne hanno capito l’importanza che gli alberi rivestono per la salute del pianeta, e un po’ dappertutto e con le motivazioni più svariate, sono stati piantati milioni di alberi, così, nell’arco di pochi anni sono spuntate nuove foreste, aiutate anche da un riassestamento della distribuzione delle precipitazioni nei vari continenti operato dalla stessa Terra.

 

 

Nel prossimo articolo vedremo alcuni delle iniziative più eclatanti.

  

Alla prossima!

 

 

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