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Da uno studio portato avanti da Thomas Crowther, giovane scienziato dell'ETH di Zurigo, piantare alberi potrebbe essere la soluzione più efficace per ridurre l'anidride carbonica in atmosfera.

 

Thomas Crowther

Ricorda un po' l'uovo di Colombo, ma a quanto pare è un risultato capace di generare ampia risonanza nel dibattito sul cambiamento climatico. In una recente intervista all'Independent il giovane scienziato, Thomas Crowther, (32 anni), inglese, professore all'ETH di Zurigo (Istituto Svizzero Federale di Tecnologia), spiega i risultati di una sua interessante ricerca. 

 

Ricorrendo a delle stime sul numero complessivo di alberi presenti sulla superficie del nostro pianeta, grazie a misurazioni satellitari e a livello del suolo, è giunto al calcolo di una cifra approssimativa del loro numero pari a 3 migliaia di miliardi di alberi.

 

Per la loro crescita, secondo lo scienziato, le foreste sono in grado di assorbire una quantità di anidride carbonica pari a 400 miliardi di tonnellate ogni anno.

  

Ora, basterebbe aggiungere al patrimonio boschivo esistente al momento sul pianeta altri 1,2 migliaia di miliardi di alberi per consentire la cattura di un altro centinaio di miliardi di tonnellate di anidride carbonica, corrispondenti a ben 10 anni di emissioni di anidride carbonica causate dall'uomo.

 

Questa soluzione. supererebbe in efficacia tutte quelle fino adesso individuate per contrastare il cambiamento climatico: dalle pale eoliche all'alimentazione vegana. Semplice anche la sua implementazione: non si tratta di sacrificare zone urbane o agricole, piuttosto si potrebbero recuperare tutte le aree degradate o abbandonate, con il beneficio di fronteggiare efficacemente due delle minacce più consistenti occorse negli ultimi anni: il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità.

 

Così forte è stata la risonanza di questo studio che alle Nazioni Unite si è cominciato a parlare di estendere il progetto Billion Tree Campaign (Campagna del miliardo di alberi) al Trillion Tree Campaign (Campagna del migliaio di miliardi di alberi). Infatti, fino ad ora, l'impegno alla riforestazione promossa dalle Nazioni Unite su scala globale ha prodotto come risultato la piantumazione di 17 miliardi di alberi in diverse parti del mondo. 

 

 

 

unep map billion tree campaign september 2009

 

Visto il potenziale individuato da Crowther per questa azione, si potrebbe procedere in maniera più decisa e convinta in questa direzione, coinvolgendo quanti più attori possibile per effettuare questa rigenerazione globale di boschi e foreste. Peraltro, tra i benefici indotti dalla riforestazione non va trascurato come, per dirla con le stesse parole dello scienziato:

 

"Piantare alberi, letteralmente, rende le persone più felici nei contesti urbani, migliora la qualità dell'aria, quella dell'acqua, del cibo, l'ecosistema: è un qualcosa di tanto semplice quanto tangibile."

 

In conclusione, quello che emerge dalla ricerca è che gli alberi sono l'arma più potente nella lotta contro il cambiamento climatico. Anche se non si hanno ancora numeri più precisi sugli effetti di questa azione, abbiamo già un'idea dell'ordine di grandezza degli effetti messi in moto da questa azione, ed è a questi che bisogna riferirsi. 

 

Sembra, insomma, che la strada per restituire l'equilibrio al nostro pianeta passi proprio dalla rigenerazione delle sue foreste, specialmente in tutti quei contesti dove fino ad ora abbiamo dato per scontata la loro assenza, come le grandi superfici desertiche. Abbiamo mezzi e strumenti per promuovere una inversione di tendenza nel cambiamento climatico. 

 

È tempo di agire. È tempo di far rinascere nuove foreste.