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Gandhi diceva “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, è un consiglio che mira a responsabilizzare ciascuno di noi sulle sorti della nostra società e del nostro pianeta. 

Sembra che il riscaldamento globale abbia segnato dei nuovi record nel 2016; secondo alcuni studi la temperatura globale sarebbe aumentata quest’anno di 1,25 °C sopra i livelli preindustriali. La concentrazione di anidride carbonica in atmosfera ha già superato la soglia di 400 ppm (parti per milione) e sembra non avere alcuna intenzione di scendere. Questo significa che l’effetto serra è destinato a crescere se non sarà pianificato concretamente il phase out (dismissione) delle fonti fossili.

Quanto stabilito nella Conferenza sul Clima, la COP21 di Parigi dell’anno scorso, essenzialmente il contenimento dell’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali entro il 2050, deve diventare esecutivo nel più breve tempo possibile. 

A prescindere dalle decisioni politiche che prenderanno i singoli Paesi del mondo per arrestare la crescita delle emissioni in atmosfera, tornando a Gandhi, noi cosa possiamo fare? 

Se è vero che bisogna essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo da qualcosa dovremo pur partire… E allora per iniziare possiamo cominciare a ridurre l’impronta carbonica (carbon footprint) della nostra abitazione. Cioè il quantitativo di anidride carbonica prodotta per alimentare i nostri consumi. 

Difatti, anche se per far funzionare l’asciugacapelli certamente non uso il gasolio, è pur vero che l’elettricità che mi serve per azionarlo viene prodotta con un mix energetico in cui le fonti fossili fanno ancora la loro considerevole parte. 

Mi spiego meglio: il mix energetico di un Paese industrializzato rappresenta l’insieme delle fonti di energia primarie che vengono adoperate per sopperire al fabbisogno di energia elettrica di tutte le utenze di uno stato, dalla lampadina ai forni metallurgici. Per produrre un chilowattora di energia elettrica una percentuale di questa energia proviene da fonti fossili, produce quindi anidride carbonica e pertanto è inquinante. 

Se, quindi, normalmente per alimentare i miei consumi elettrici incido comunque sull’ambiente producendo anidride carbonica, diverso è il discorso se il mio asciugacapelli funziona con l’energia prodotta dal mio impianto fotovoltaico! In questo caso la mia energia elettrica proviene dalla trasformazione dell’energia solare e quindi ha una impronta carbonica pari a zero! 

Dunque, se non per ragioni economiche (per le quali ci sarebbero anche ottime motivazioni per agire, vista la convenienza del fotovoltaico…!) sarebbe importante muoversi anche in difesa dell’ambiente e del nostro pianeta, che ha bisogno più che mai di una presa di coscienza collettiva sulla questione dell’energia. 

Fatto un passo, se ne fa un altro, e poi ancora un altro! E allora, magari, partendo dall’impianto fotovoltaico dopo qualche tempo ci renderemo conto di poter migliorare la nostra impronta carbonica adottando un sistema di accumulo di energia in batteria, oppure acquistando una macchina elettrica per i nostri spostamenti in città, ricaricandola con il nostro impianto fotovoltaico, oppure potremmo decidere di riscaldare o raffrescare la nostra abitazione con un chiller, con le pompe di calore, o potremmo scegliere di produrre l’acqua calda con uno scaldabagno a pompa di calore. 

Se questi passi cominciano a diventare un percorso condiviso collettivamente, abbiamo qualche speranza in più per cercare di arrestare un cambiamento climatico che è sensibilmente in atto e del quale non conosciamo gli esiti futuri. 

Come diceva qualcuno un po’ di tempo fa “meglio prevenire che curare…” e non rimandare a domani ciò che possiamo, e dobbiamo, fare adesso.