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Stando alle ultime statistiche (elaborazioni CRESME/SI) sembra che in Italia siano presenti e funzionanti oltre 10 milioni di scaldabagni (elettrici o a gas), per alimentare i quali si ricorre ad un elevatissimo consumo energetico.

Più precisamente, sul nostro territorio sarebbero presenti circa 7,8 milioni di scaldabagni elettrici e 3,0 milioni di caldaie a gas a bassa efficienza, per la produzione di acqua calda sanitaria.

Tralasciando per il momento il consumo relativo alle caldaie a gas, una famiglia di due persone che impieghi un boiler elettrico per la produzione di acqua calda sanitaria, avrà un fabbisogno annuale di energia elettrica di circa 1.350 kWh/anno.

Se consideriamo come costo medio del kWh 0,27 €/cent, questo significa raggiungere una spesa di circa 360 €/anno. Un nucleo familiare di 4 persone, naturalmente raddoppierà spese e consumi, raggiungendo così le cifre considerevoli di 2.700 kWh/anno e 720 €/anno. Un po' troppi...

Quale può essere, quindi, la soluzione, visto che dell'acqua calda, certamente non possiamo fare a meno?

Le soluzioni sono molteplici: è possibile ricorrere ai collettori solari termici, specie se si ha disponibilità di spazio e adeguato orientamento rispetto alla luce del Sole, oppure ai più recenti scaldacqua a pompa di calore.

Cominciamo con alcuni numeri interessanti riguardanti questi dispositivi utili e convenienti:

gli scaldacqua a pompa di calore sono in grado di ridurre la spesa energetica per la produzione dell'acqua calda fino al 70-75% (e nei modelli più recenti anche fino all'80%) rispetto a quanto si paghi impiegando i boiler elettrici tradizionali.

Questo senza perdere nulla in termini di comfort, perché gli scaldacqua a pompa di calore sono in grado di erogare volumi di acqua e temperature equivalenti se non superiori ai boiler elettrici.

Facciamo alcuni conti:

se con lo scaldacqua a pompa di calore riesco a risparmiare fino al 70% di quanto spendo con i boiler elettrici tradizionali (e mi sto mettendo nell'ipotesi meno ottimistica), questo significa che la mia famiglia di 2 persone consumerà il 70% in meno di energia, quindi 405 kWh/anno che portano ad una spesa di quasi 110 €/anno, con un risparmio netto di circa 250 €/anno.

Attenzione, cosa succede nel caso della famiglia di 4 persone?

Stessi conti: 70% in meno rispetto a 2.700 kWh/anno, fanno 810 kWh/anno, che significano 219 €/anno, che rispetto a 720 €/anno sono decisamente di meno. Il risparmio in questo secondo caso, infatti arriva a circa 500 €.

Ciò significa che in due anni il denaro che abbiamo risparmiato grazie allo scaldacqua a pompa di calore, va a ripagare completamente la spesa che abbiamo affrontato per acquistarlo. Senza contare il fatto che per questo dispositivo sono previsti diversi incentivi:

  1. Detrazione fiscale sulla dichiarazione dei redditi, fino al 65% per efficientamento energetico;
  2. Conto termico, vero e proprio incentivo erogato in forma di rimborso sul costo dell'acquisto dell'apparecchio. Il Conto termico non ha alcuna scadenza temporale ma è attivo fino all'esaurimento del capitale incentivante.
  3. Bonus ristrutturazioni: consente uno sgravio fiscale del 50% del prezzo d'acquisto dello scaldacqua a pompa di calore, se questo acquisto viene fatto in occasione della ristrutturazione dell'unità abitativa dove viene collocato il dispositivo.
  4. Ecobonus: prevede uno sgravio fiscale che va dal 65% ad un minimo del 36% se lo scaldacqua è acquistato entro il 31 Dicembre 2016.

Sembra quindi che ci siano diversi motivi per acquistare questo dispositivo. Se ancora non si è diffuso tanto quanto il suo potenziale d'azione consentirebbe, forse dipende dal fatto che non c'è un'informazione adeguata e una mentalità che supporti a sufficienza scelte che vanno a beneficio tanto delle persone, quanto dell'ambiente.